In occasione del centenario di Caporetto vogliamo parlare della censura postale durante la grande guerra con un artricolo di Giorgio Roncari
Cinque miliardi! A tanto sono state calcolate le cartoline e le missive da e per il fronte, per l’interno e per l’estero che vennero passate alla censura durante la Grande Guerra. Un fenomeno che non trova uguali in nessun’altra delle nazioni belligeranti che, beninteso, usavano lo stesso provvedimento. La posta, anche quella militare, era - ed è - soggetta alle convenzioni dell’UPU [Ufficio Postale Universale], organizzazione internazionale con sede a Berna sorta il 9 ottobre 1874 con l’intento di coordinare in un unico ordinamento il caotico e complesso sistema dei servizi postali adottati nei vari stati. Uno degli articoli basilari riguardava la censura, vietata in tempo di pace, ma attuabile, sebbene disciplinata, durante i conflitti. In Italia la legge militare sulla censura postale fu firmata dal Re il 22 maggio 1915, alla vigilia della dichiarazione di guerra.