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Storia e cultura

LUDOVICO CAVALERI ‘PICTOR EXIMIO’ MORTO IN CUVIO IL 31 DICEMBRE 1941

Pagine ritrovate da Giorgio Roncari

L’ultimo giorno dell’anno 1941, a Cuvio in una delle case che si affacciano in piazza IV Novembre, morì di polmonite Ludovico Cavaleri, un anziano milanese che, allo scoppio della guerra, assieme a moglie e famiglia, aveva preferito lasciare la città dove più critica era la situazione, per trovare rifugio in zone di campagna meno a rischio come la nostra dove, pure, era più possibile trovare cibo. L’episodio di per sé, oggi non dice nulla e già allora passò inosservato perché quasi nessuno conosceva questo vecchio e quei pochi che ora potrebbero ricordare sono anch’essi scomparsi. Era però un rinomato pittore le cui biografie davano morto a Cento.  Noi, dietro suggerimento della signora Laura Fugazza, abbiamo solo voluto ripristinare la verità, rimettendo a posto un piccolo tassello di storia.

VAI COL LISCIO: QUANDO A CUVIO ARRIVARONO I CASADEI

di Giorgio Roncari

Erano gli anni Settanta e l’Orchestra Spettacolo Casadei era nel massimo splendore; era riuscita a riportate in auge il ballo liscio dopo la sbornia beat e shake degli anni Sessanta. Con i suoi valzer, le sue polke e le sue mazurche romagnole era stata capace di fare breccia nel muro della musica pop imperante tanto da venire chiamata al Girofestival, a Sanremo, al Disco per l’Estate e comparire spesso in televisione. Eppure in quel momento magico  in cui l’orchestra era contesa fra le più belle piazze e le grandi citta con cachet proibitivi e inavvicinabili, ci fu chi ebbe l’incredibile idea di portarla a esibirsi a Cuvio, un paesino.

RESISTENZA E REPRESSIONE NELLE VALLI DEL VARESOTTO

Tratto dal libro 'Cuvio la Valcuvia e i Valcuviani nella storia' di Giorgio Roncari, edito dalla Pro Loco Cuvio, 2002.

Nelle valli del Varesotto la formazione partigiana "5 Giornate" agli ordini del Ten. Col. Carlo Croce, operante sul San Martino fu quella che più ebbe risonanza e drammaticità nella lotta per la liberazione. La sua vicenda si può leggerla in un'altra finestra. Non fu però l’unica ad agire e già in quel fine ‘43 si videro sorgere altri gruppi, si trattava di piccole bande formatesi spontaneamente attorno ad ufficiali che, per convinzioni personali, rifiutarono di schierarsi col fascismo di Salò. Ben presto il CLN si organizzò per meglio agire contro le forze nazifasciste diventate sempre più oppressive. Questa ricerca vuole fare il quadro su quale furono e dove agirono le bande dei ribelli partigiani e quali corpi nazisti e fascisti agirono nella nostra provincia nell'opera di repressione che toccò il punto più doloroso nell'ottobre del 1943, passato alla storia come 'ottobre di sangue', quando un’ottantina i ribelli, fra fucilati, arrestati o costretti alla fuga furono messi fuori gioco.

PIETRO GILARDI DA CUVIO

Compositore, musicista e maestro di musica 'cui barbis' di Giorgio Roncari

“Öh ciòla!” Esordì mio padre quando, volendo ricostruire la storia della banda di Cuvio, gli chiesi del Gilardi, epico maestro del complesso durante il ventennio fascista. “Te sé mia che prufesor de müsica l’eva ul Gilardi! Un maester cui barbiss che el gà insegnà a meza banda. E pöö el sunava un frach de strument: la trumba, ul viulin, la fisarmonica, l’orghen e anca la vaca.” Pietro Gilardi, o Professor Gilardi, come, con deferenza, lo chiamavano tutti, era stato un personaggio che a Cuvio aveva lasciato un segno e anch’io, sebbene nato quattro anni dopo la sua morte, ne ho sempre sentito parlare con una certa stima, e non solamente da mio padre che fu uno dei suoi più abili allievi...

CHESCHÌ L’È UL COPPI E CHESTU CHI SUM MI

QUANDO IL COVA RICORDAVA LE SUE ESPERIENZE DI POLIZIOTTO MOTOCICLISTA AL SEGUITO DEL GIRO D'ITALIA E ALTRE CLASSICHE di Giorgio Roncari

Carlo Cova, nativo di Abbiategrasso, arrivò a Cuvio con la famiglia negli anni Sessanta diventando uno di quei personaggi particolari e caratteristici che animano i nostri paesi. Assieme al Bruno Panozzo, fu lo storico bidello delle scuole medie di Canonica. Per trent’anni era stato poliziotto motociclista facendo da scorta a molte corse in bicicletta. Oltre trent’anni fa, per il nostro giornalino oratoriale col quale collaborava saltuariamente, l’indimenticabile ‘Ropp de Bupp’, lo intervistai. Visto che siamo in clima ‘Giro d’Italia’, siamo andati a riprenderla quell’intervista che parla di vecchi campioni e di un ciclismo che non c'è più.
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