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LA PARROCCHIA DI COMACCHIO (di Cuvio)

LA PARROCCHIA DI COMACCHIO (di Cuvio)

LA PARROCCHIA DI COMACCHIO (di Cuvio)

LE ORIGINI

Che Comacchio, pur nella sua piccolezza, anche nel passato abbia avuto una sua anima religiosa lo si riscontra in vari documenti. Infatti già nel XIII secolo la confraternita degli Umiliati, soppressa poi nel 1571, aveva una casa alla 'Bofalora' che possedeva beni in 'Comagio' comprendenti terreni ed un edificio con torchio. Tale 'possessione' passò poi alle dipendenze della Cavedra di Varese e venne poi venduta nel 1546 a Giacomo Ronchi di Cuvio.

In quello stesso XVI sec. pare che a Comacchio avesse dimora una comunità francescana e ciò lo si deduce dalla 'Historia Ordinis Fratum Minorum Cappuccinorum' dove in data 1536 si legge di un padre Gerolamo da Novara che stava a 'Cumaccio'. Da tale comunità avrebbe poi avuto origine il Convento di Azzio.

Si devono poi ricordare i fratelli Mascioni, Antonio e Bernardo, padri conventuali che, ritornati al loro borgo natale in seguito alla soppressione napoleonica di vari ordini religiosi, acquistarono nel 1812 il convento soppresso di Azzio e gettarono le basi di quell'attività organara vanto e lustro del paese. Fatte queste premesse, si deve dire che, nell’amministrazione religiosa, Comacchio da sempre fu legato a Cuvio, dapprima alla Plebana di S. Lorenzo a Canonica e poi, dal 1911 anno della sua costituzione, alla parrocchia dei S.S. Pietro e Paolo. Entrambe le chiese erano distanti e la gente preferiva assistere messa in quella  più vicina di Azzio.  Per ovviare a tale inconveniente, don Ermanno Somaini, parroco di Cuvio dal 1922 al 1959, si prodigò verso la Curia comasca per avere un coadiutore nella frazione dove esisteva una cappelletta dedicata alla Madonna Addolorata e si poteva contare sulla proprietà di un edificio, frutto di una vecchia eredità, che avrebbe potuto servire come casa del sacerdote(1).

Il 29 giugno 1946, monsignor Alessandro Macchi vescovo di Como, nella sua IV visita pastorale, si recò a Comacchio e sulle soglie della chiesettina, alla gente raccolta promise di fare una piccola parrocchia. Le preghiere di don Somaini dopo lunghi anni venivano alla fine esaudite e così, grazie anche all’interessamento del Comm. Vincenzo Mascioni, il 18 Agosto don Antonio Briccola fece il suo ingresso in Comacchio come coadiutore, accolto dalla popolazione in festa e dal parroco visibilmente soddisfatto (2).

Don Antonio era un novello prete nativo di Parè (Co) al suo primo incarico; incrollabile di fede, intraprendente di carattere e dalla parola facile e convincente, come lo descrive don Ulderico Belli allora parroco di Azzio,(3) cominciò il suo operato con grande zelo tanto da covare l’idea di erigere la sua piccola comminuta che non raggiungeva le duecento anime, a parrocchia autonoma per offrire una maggior assistenza spirituale  al suo gregge. Il suo entusiasmo contagiò la gente e così l’anno successivo cominciò le pratiche vanificate però dalla morte di mons. Macchi.(4)

All’inizio del ‘48 mons. Felice Bonomini venne nominato nuovo vescovo di Como.  Immediatamente don Antonio inviò ad esso una ossequiosa lettera nella quale espose le sue aspirazioni rimettendosi al suo volere, allegando pure una dichiarazione del prevosto mons. Bedetti il quale attestava un po’ laconicamente che se proprio non c’era un’assoluta necessità di fare parrocchia Comacchio, c’era però la convenienza morale.

In febbraio mons. Bonomini è a Canonica per le S. Quarantore e, pregato da don Antonio, fece visita  a Comacchio e alla sua gente. L’ambiente, l’entusiasmo della popolazione e soprattutto l’eloquenza del pretino, fecero sì che ne fosse positivamente impressionato, cosicché pochi giorni dopo, da Como arrivarono precise direttive circa la procedura; si voleva sapere la consistenza della popolazione e i confini della nuova parrocchia.

Contemporaneamente sorsero le prime difficoltà burocratiche riguardo la proprietà della casa e della cappella che risultavano di patronato Mascioni.(5) Per niente demoralizzato e confortato dall’appoggio morale di mons. Zaffrani, vescovo di Guastalla nativo di Casalzuigno, Don Antonio  cominciò le procedure burocratiche richieste. Ottenuta la rinuncia al patronato da Vincenzo Mascioni, operò alcune ristrutturazioni alla chiesina, raccolse in paese 300.000 L.  richieste dall’Ufficio Amministrativo Diocesano, quindi spedì a Como una cartina dei confini della erigenda parrocchia che doveva comprendere tutto l’abitato in comune di Cuvio e parte di territorio in quel di Azzio fino alla fabbrica degli organi.

Se don Ulderico Belli, parroco di Azzio, non ebbe particolari remore a dare il proprio consenso, don Somaini si dimostrò contrario ed amareggiato. Aveva perorato la causa di vicaria per lunghi anni e ora si sentiva ingannato, ma non potendo contrastare la volontà di popolo e di gerarchia, approvò. (6) Ai primi di maggio le pratiche furono sbrigate e mons. Bonomini fissava la data ufficiale per l’erezione della nuova parrocchia per il 4 Luglio.  Probabilmente non si era mai visto l’erezione di una parrocchia tanto piccola e costituita in così poco tempo, tanto meno in quest’ultimo secolo dove la carenza di preti si era manifestata più marcatamente.


LA NUOVA CHIESA PARROCCHIALE

Il 4 luglio 1948 alla presenza del delegato del vescovo mons. Baserga, del prevosto mons. Bedetti, di clero e autorità locali, fu solennemente consacrata la nuova parrocchia dedicata alla Madonna Addolorata. 

A questo punto don Antonio, che fu nominato primo parroco, lanciò l’idea di costruire un campanile per la chiesetta che ne era sprovvista, un lavoro che si sarebbe dovuto fare in economia usando materiale e manodopera locale.  Ottenuto dal comm. Mascioni il terreno sufficiente adiacente la chiesa, nel febbraio ‘49 iniziò i lavori che furono ultimati a tempo di primato quattro mesi dopo. Il 3 luglio si inaugurò il nuovo campanile che faceva la sua bella figura nel bel mezzo dell’abitato, dotato di tre nuove campane.  In novembre, ottenne dal sig. Paronzini l’uso di locali attigui alla chiesa adattati ad oratorio, catechismo e sala riunioni per l’Azione Cattolica.

Il 1950, fu vissuto con la spiritualità che competeva a quell’anno santo. In aprile fu accolta la Madonna Pellegrina, evento  religioso vissuto con grande devozione da ogni comunità e in maggio il vescovo impartì per la prima volta la cresima.

In agosto, poi, un incendio provocò enormi danni alla fabbrica degli organi.  A novembre infine don Antonio manifestò l’intenzione di erigere una nuova chiesa più consona con appresso la casa parrocchiale.

Il proposito fu accolto con parecchie riserve da parte di alcuni che si chiedevano se non fosse stata una inutile spesa il creare un campanile se poi si voleva fare una nuova chiesa. (7) Senza scoraggiarsi e aggirando le difficoltà burocratiche che sopraggiunsero, riuscì ad ottenere in dono due appezzamenti di terreno, uno da Umberto Binda e l’altro da Giovanni Mascioni, emigrato in America e rappresentato da Giuseppe Bariatti. Il 25 febbraio ‘51 mons. Bonomini posò la prima pietra con la presenza dell’on. Alessandrini e il 3 agosto ‘52 la chiesa fu consacrata alla Madonna Assunta con il solito concorso di autorità e del vescovo.(8)

Quello stesso anno, a coronare l’intensa spiritualità che proteggeva Comacchio, Giuseppina Piazza entrò in convento il 21 settembre per diventare Suor Vittoria.

Nel novembre 52, ad un anno dalla scomparsa di don Bedetti, ci fu l’entrata del nuovo arciprete di Canonica don Nicola Bianchi.  Nel ‘53 si deve registrare la morte del comm. Vincenzo Mascioni che tanto aveva assecondato don Antonio e, ancora, la presenza di mons. Zaffrani che celebrò la cresima il 16 agosto.

Nel febbraio ‘54 don Antonio cominciò gli scavi per la costruzione della casa parrocchiale e in luglio ne prese residenza.

Nell’ottobre del ‘55,il vescovo impartì la cresima. Dal ‘48, era la settima volta che mons. Bonomini, privatamente o pastoralmente, visitava Comacchio.

L’anno successivo, in luglio, don Antonio diede l’avvio alla costruzione del campanile e di una nuova navata della recente chiesa ancora sprovvista di battistero e sacrestia, lavori che in settembre erano già terminati.  Il progetto, come i precedenti, fu dell’arch. Pietro Calori di Vergobbio, I fondi per tutte queste opere li recuperò in parte con un contributo del ‘Fondo Culti’ e con la vendita della vecchia casa parrocchiale, ma il maggior sforzo finanziario se lo sobbarcò la popolazione di Comacchio che si accollò anche il grosso dei lavori.


Dinamico, zelante, intransigente, pareva non dar fine alla sua foga costruttrice, frenesia che riversava ampiamente anche nell’attività spirituale che fu coronata alla fine dalla costituzione di un piccolo gruppo di Az.  Cattolica anche maschile, assenza che lo affliggeva assai.

Tutto questo fervore ma principalmente le continue richieste di denaro, avevano aumentato il malcontento fra la popolazione che cominciò a manifestarsi più apertamente fino a culminare in un atto di ‘indisciplina’, come riportato nei registri, la notte di Pasqua del ‘58 quando qualcuno, in piena funzione, replicò alla predica del parroco. (9)

Di li a pochi mesi, il 10 agosto, don Antonio Briccola lasciò la parrocchia  di Comacchio per quella di Blevio che resse fino al ‘75 quando divenne canonico della Cattedrale di Como. Morirà nel ‘94 a 72 anni. (10)


I PARROCI

Partito don Briccola, la curia ritenne di non assegnare un nuovo parroco per la scarsità di preti. Quando don Somaini, sia per i precedenti che per l’età avanzata, declinò l’invito ad occuparsi della cura, toccò all’arciprete don Nicola Bianchi farsi carico  della piccola parrocchia che così venne unita ‘aequi principaliter’, ovvero parificata, a Canonica. Dietro questo latinismo ampolloso si celava in sostanza il decreto con il quale Comacchio veniva sottoposto all’arcipretura. In pratica tornava ad essere come prima della costituzione della vicaria o quasi.

La disposizione provocò una grande delusione fra la popolazione “dissanguatasi per fare la nuova parrocchia ed avere sempre il parroco e poi piantata così”.  (11) Così annotava l’arciprete che, conoscendo la situazione difficile, aveva accettato con molta perplessità l’incarico nel timore di qualche protesta più risentita che puntualmente giunse nel luglio ‘59 quando  fu nominato un nuovo cogitore a Canonica. Lo si voleva dimorante in paese cosa che don Nicola non concesse perché sovraccarico di impegni in arcipretura.

Oltre al clima ostile, don Nicola trovò anche una situazione burocratica intricata dove risultava che chiesa e casa parrocchiale sorgevano su un terreno ancora intestato a privati. Ci volle del tempo per sistemare l’intoppo riuscendo a venirne a capo solo nel ‘61.

Don Nicola resse la cura della parrocchia per ben 15 anni, non andando oltre le ordinarie funzioni ecclesiastiche, intervallate da qualche cerimonia particolare come l’impartizione della cresima da parte di mons. Bonomini in due occasioni; nel novembre ‘59 e poi nel giugno ‘66, e la prima comunione nel settembre ‘69.  

Effettuò alcuni interventi di manutenzione, come la modifica dell’impianto di riscaldamento e saltuari rappezzi alla casa parrocchiale. Ma erano lavori limitati anche per la scarsa adesione economica ed emotiva della gente, cosicché quando nel ‘73 chiuderà la sua esperienza annoterà: “avventura cominciata male, condotta tra la avversione e chiusa senza commento”. (12)

Ai primi di novembre 1973, il vescovo nominava don Giovanni Fasola, già prevosto di Rovellasca, parroco di Arcumeggia con cura di Comacchio e fu in quest’ultimo paese che prese dimora. (13)

L’arrivo di un nuovo pastore stabile, portò entusiasmo e partecipazione fra la popolazione. Si poterono così effettuare urgenti opere di ristrutturazione e di modifica: venne rinnovata la chiesa secondo le nuove norme liturgiche, restaurato il campanile, riparata la casa col piccolo oratorio e risistemata la piazza.

Don Giovanni soprattutto diede al paese un senso di comunità spirituale e famigliare organizzando anche recite, feste e pellegrinaggi. Fu presente per una decina di anni fin quando, il 14 marzo ‘83, fu stroncato da un infarto. (14)

La cura della parrocchia passò allora a don Mario Binda, arciprete di Canonica dal’79. Furono solo pochi mesi di transizione che però videro il 25 giugno ‘83, l’ordinazione a sacerdote di don Francesco Saccomanni nativo di Comacchio, il quale svolgerà la sua missione a Gravedona (Co) fino all’88 quando sarà vicario nella parrocchia di S. Giuliano in Como, nel ‘91 diverrà parroco di Asnago di Cermenate (Co), quindi arciprete di Dongo e nel 2015 cappellano dell'ospedale di Valduce di Como. (15)

Nell’agosto sempre dell’83 giunse don Osvaldo Morandi, già parroco di Cadegliano e nativo di Cabiaglio. Anch’egli fu parroco d’Arcumeggia con cura di Comacchio dove prese residenza e dove già aveva avuto modo di officiare intorno agli anni sessanta quando era stato coadiutore a Canonica.  Don Osvaldo tenne la cura per tre anni fino a quando venne nominato cappellano dell’ospedale di Cittiglio. (16)

L’8 settembre 1986 a seguito di una nuova sistemazione territoriale della diocesi, la parrocchia di Comacchio tornava ad essere autonoma; forse l’unica in tutta la diocesi. Il 14 dello stesso mese don Ulderico Belli, originario di Cunardo e già prevosto di S. Fedele Intelvi, veniva nominato parroco. (17)  Don Ulderico conosceva bene Comacchio e tutta la valle essendo stato dal ‘42 coadiutore di Canonica con don Bedetti e poi dal ‘46 al ‘55 parroco di Azzio. 

Instancabile nell’azione, incrollabile nella fede, don Ulderico ha saputo dare un nuovo impulso al paese, sia nello spirituale che nel temporale, organizzando incontri di preghiera, il gruppo di Az. Cattolica, pellegrinaggi, tra cui nell’87 a Lourdes e redigendo un bollettino parrocchiale. Non si può dimenticare una terza vocazione avvenuta l’8 dicembre ‘90 quando Rosetta Mascioni diventerà suor Maria Luisa delle Romite Ambrosiane del S. Monte di Varese. (18)

 Don Ulderico operò anche numerosi lavori alle due chiese: risistemò quella vecchia con il rifacimento di pavimento e altare, la posa di una campana, la sistemazione di banchini e la ripulitura delle pitture del rinomato artista locale Virgilio Mascioni. A lavori ultimati, il 4 settembre ‘88, mons. Dolcini delegato vescovile, vi celebrò la cresima. Alla chiesa nuova risistemò il tetto, il campanile ed il riscaldamento oltre al sagrato che fu asfaltato e trovò i fondi per la posa dell’organo.  Il 18 febbraio ‘95 mons. Alessandro Maggiolini, vescovo di Como, visitò Comacchio e la casa di riposo Columbus nel frattempo sorta in paese. (19)

E siamo ai giorni nostri, alle celebrazioni del cinquantesimo culminate nella visita di mons. Maggiolini il pomeriggio di domenica 5 luglio ‘98 fra l’entusiasmo della popolazione stretta attorno al parroco don Ulderico, e la partecipazione dei sindaci Bodini di Azzio e Furigo di Cuvio. Intervennero a dare risalto alla cerimonia, il coro parrocchiale e la banda di Cuvio che tenne anche un concerto il giovedì successivo.

Alla morte di Don Ulderico nel dicembre 1993 (l’anno prima in occasione del suo 60° anniversario di sacerdozio era stato nominato Monsignore dal vescovo Maggiolini). la parrocchia venne retta dal parroco di Orino, don Gianluigi Braga. Nel 2009 fece il suo ingresso don Gabriele Borroni nominato parroco delle parrocchie congiunte di Azzio, Orino e Comacchio.
 
 


 

BIBLIOGRAFIA
(1) “La chiesa di Cuvio dal 1894” tratta dal ‘Cronicum’ e apparsa sul ‘Ropp de Bupp’ dal dic. 1976 all’ott/nov 1977 a firma BE.  cfr. VIRGILIO ARRIGONI: “Comacchio, la più piccola parrocchia della valle” su ‘Il settimanale’ - 3 giugno 1989 pag.16. L’Orrigoni scrive che “l’istituzione di un beneficio semplice per la celebrazione della messa quotidiana nell’oratorio della B.V. Addolorata, risulta in un testamento del 1839 del sacerdote Pasquale Anto. Mascioni”.
(2) “La Chiesa di Cuvio dal 1894” citata.
cfr. “Archivio Parrocchiale di Comacchio” (d’ora in poi APCO) ‘Cronaca parrocchiale dal 1948’ compilata dal sac. Antonio Briccola. (Per gentile concessione del parroco di Comacchio don Ulderico Belli.)
(3) “Notiziario della comunità parrocchiale di Comacchio-VA” n.29 estate 1994 pag. 7.
(4) APCO. Le notizie dei primi due capitoletti, salvo differente nota, sono da ritenersi estratti dalla cronaca di don A. Briccola.
(5) APCO. “Venne chiarito così che nel 1860 circa, la curia, per evitare l’incameramento dello stato di beni ecclesiastici, aveva pregato i Mascioni di intestarsi il fabbricato ed ora dopo novant'anni l’eredità si è diramata.
(6) “La chiesa di Cuvio dal 1894” citata.
(7) APCO. Don Antonio, pur minimizzando, a più riprese lamentava la solita assenza polemica “di un piccolo gruppo, sia nell’elemosina che nello spirituale”.
(8) APCO. La chiesa fu dedicata all’Assunta per volontà del vescovo dato che quello era l’anno consacrato appunto alla Madonna Assunta.
(9) APCO. Don Antonio scrive che “.il fatto si è poi risolto nel riconoscimento [da parte dell’autore] del proprio errore e di non ripetere per il tempo venturo la mancanza.”  ma, per testimonianze concordi di vari testimoni, fatti di ‘indisciplina’ del genere, anche se non accaduti in chiesa, erano già capitati.
(10) “Notiziario.” citato n. 29 estate 1994 pag. 7.
(11) APCO. “Cronaca.” citata compilata dall’arciprete don N. Bianchi.
(12) idem
(13) Testimonianza all’autore di don Ulderico Belli. Don G. Fasola nativo di Albiolo (CO) prima di giungere a Comacchio, fu vicario a Olgiate Comasco dal ‘38 al ‘42 e poi resse la parrocchia di Brinzio fino al ‘54 quando fu nominato prevosto di Rovellasca.  cfr.  GIANNI POZZI - VIRGILIO ORRIGONI “La parrocchia e i parroci di Brinzio” su ‘Brinzio, cento case mille cose’ - editrice ASK 1994 - pag. 55.
(14) “Notiziario.” citato n. 29 estate 1994 pag. 5.  cfr APCO. Note su foglietti effettuate da don G. Fasola.
(15) “Notiziario.” citato n.20 inverno 1991 pag. 8.
(16) “Notiziario.” citato n. 19 autunno 1991 pag. 5.
(17) idem cfr. APCO. “cronaca.” citata compilata da don U. Belli.
(19) “Notiziario.” citato numeri vari.

Quanto qui sopra narrato, è stato dedotto dal libro della ‘Cronaca Parrocchiale’ per gentile concessione di don Ulderico Belli.  Altra fonte di riferimento è stato il ‘Notiziario della comunità parrocchiale di Comacchio’.

Testimonianze orali sono giunte all’autore dalla gente del paese e da don Ulderico stesso.

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